L’appartamento spagnolo: Capitolo settimo

Ghosting.

«Sono semplicemente scomparso. Questa insisteva, e insisteva: mail, messaggi, a me e a mia madre. È troppo, no? Cioè, non ti rispondo. Smettila e vai avanti con la tua vita.»

Ascoltare uno dei miei ex parlare di come avesse lasciato le sue precedenti compagne mi scatenava sempre due reazioni contrastanti. Poverine queste che dal giorno alla notte non avevano avuto nessuna spiegazione e se lo sono viste scomparire dalla loro vita. A cui prontamente aggiungevo: però queste stronze se lo meritavano dai, a me non succederà mai perché sono l’amore della sua vita. Tzé. Lasciata con una mail inviata dall’India dopo un anno di convivenza. La gente parte in vacanza per disconnettersi, ma i problemi gli si infilano in valigia. Dopo questa mail il nulla. 

Nei mesi seguenti mentre cercavo una casa in cui trasferirmi, di raccogliere i cocci, di non cadere in depressione, di cambiare lavoro, iniziare ad andare in palestra, imparare una nuova lingua, non potevo fare a meno di pensare al fatto che ero stata lasciata come tutte le altre. Avevo iniziato la mia relazione sentendomi unica e speciale e la rottura mi riportò su un piano molto meno esclusivo. Cominciai a sentire una certa empatia con donne di cui avevo solo sentito parlare e a cui avevo dato delle stronze per pura solidarietà femminile. Mi vedevo entrare in una stanza con tutte le disilluse precedenti. «Anche tu qua, eh?!» 

It’s a match! Lucia ha ancora Tinder sul cellulare solo per vedere la distanza a cui si trova Gonzalo. Gonzalo è un match, un bellissimo e interessantissimo match. I problemi arrivano sempre con gli -issimi. Usciti per un mese, quasi tutti i giorni, tutto molto intenso. È la prima volta che la vedo sorridere serenamente da quando sua madre è stata operata di cancro a Settembre di due anni fa. 

Risate e allegria. Gonzalo passa da Tinder a Whatsapp in poco tempo e poi scompare.

Un deserto di doppie spunte blu. 

È sempre un match, ma è di fatto scomparso. Non ha cancellato ancora la chat con cui si sono scritti per la prima volta 8 mesi fa e accedendo al suo profilo vede quanto distante si trovi da lei in qualsiasi momento. Quando Gonzalo è a casa è ad 1 chilometro. Quando è a lavoro sono 9 chilometri. Ma da qualche sera Gonzalo si trova sempre a 4 chilometri di distanza. Spesso è lì anche la mattina, nei weekend fino a mattina inoltrata. 

«A 4 chilometri da noi si trova la sua nuova amante. Sto stronzo. Sicuro che è così! No, no, ma io non ho un problema. Che faccia quello che vuole.»

E io le credo. Perché sono stata tante volte ipocrita con me stessa che mi sembra scortese non poterlo essere anche con un’amica di tanto in tanto. Dipingiamo certe realtà che vanno credute solo per l’enorme fantasia che abbiamo utilizzato. 

«Il problema ce l’ha lui. A me sembra solo utile capire dove sta e a che ora sta dove sta perché, cazzo, almeno rispondimi. Dimmi che non mi vuoi più vedere. Che si, è chiaro, non è che non mi rispondi perché sei impegnato. Non hai una cazzo di voglia di prendere in mano il telefono e scrivermi un messaggio decente. Ci vuole tanto a dirmi ciao, scusa, non voglio più uscire con te? No ma dico le palle gli uomini, le tagliano tutte solo quando bisogna usarle?»

Io annuisco in silenzio. Ci sono discorsi che te sei ripetuta così tante volte nella tua testa che vuoi solamente lasciarli uscire. Non vuoi un contraddittorio, zitti tutti perché questa cosa che ho dare dire fila! Rabbia come lubrificante.

Nell’era della super comunicazione, possibile che non abbiamo ancora imparato a prenderci le responsabilità delle nostre azioni? O quantomeno a comunicarle. 

I risentimenti creano mostri. Così Lucia di ritorno da una festa una sera, dopo l’ennesima volta che controllava Tinder per vedere la posizione di Gonzalo, screenshot e scrive:

Guarda sto stronzo dov’è! Ancora lì, ancora da lei! E a me non risponde manco a morire!

Invio.

Il nostro inconscio è potentissimo, o forse a volte solo l’alcool, ad ogni modo Lucia invece di inviare questo messaggio ad un’amica appena lasciata alla festa, lo invia direttamente a Gonzalo e se ne va a dormire senza l’ombra di un risentimento. Un classico dei classici. 

Controllando Whatsapp la mattina seguente le esplode un urlo dalla gola, uno squarcio in una tranquilla domenica mattina e tutta la casa viene catapultata ad aiutare Lucia in pieno attacco di panico.

«L’ho inviato a Gonzalo! L’ho inviato a Gonzalo! Sono un’idiota. Questo ora mi manda la polizia a casa. Ordine di restrizione. Penserà che sono pazza! Come si fa a vedere se lo ha letto? Come si fa a cancellare? Ah! Guarda – dito puntato su Tinder – è ancora a casa di quella! Staranno scopando. Come si fa a capire se non lo ha letto?»

Le nostre abilità informatiche riunite ci rendono l’operazione di cancellazione del messaggio relativamente facile. Calmare Rocio non si presenta un compito altrettanto semplice.

Un economista argentino di cui mi ero perdutamente innamorata durante uno degli anni più pazzi della mia vita mi aveva detto che la mia intelligenza era una delle ragioni per le quali gli piacevo. Si vantava di stare con una donna sopra la media. Questa cosa che volesse sfoggiarmi per il mio lato intellettuale mia aveva dato una botta di autostima considerevole.

Fino a quel momento non avevo dato molta importanza alle mie capacità intellettive. Spingevo le porte dove c’era scritto tirare. Avevo un agenda fitta di colori e mi segnavo tutte le cose da fare e il giorno determinato per farle per non dimenticarmi. Un anno mi ero pure lasciata passare il compleanno di mia madre. C’erano molte cose di concetto che non mi riuscivano bene, come comprare la benzina dove costasse meno o fare piani realistici di quello che potevo studiare/lavorare in una settimana. Ma ero così attaccata a quell’uomo che avrei fatto qualsiasi cosa purché rimanesse nelle mia vita per sempre. Per sempre. 

E invece: «anche tu qua, eh?!» Si, è quello di prima, il ghoster dall’India.

Mi ha insegnato che le persone lasciano nella maniera che possono. D’altronde, se uno è stato immaturo fino alla relazione precedente a quella avuta con te, cosa ti aspetti? Un miracolo? Questa consapevolezza mi ha aiutato ad accettare e spegnere una grande rabbia che avevo dentro: non mi meritavo di essere lasciata così. E nemmeno Lucia. Già, nemmeno i bambini che nascono in Yemen si meritano di morire di fame. E noi, dall’alto del nostro altruismo ci stiamo solo lagnando di un po’ di ghosting. 

In inglese si chiama closure, ma sarebbe troppo sbrigativo tradurla solo come chiusura. Closure significa scrivere la parola fine, riallacciare i fili in maniera organica e chiudere un capitolo. Pensiamo di star male perché ci manca l’altra persona, e invece stiamo solo male perché siamo rimasti soli e non sappiamo come chiudere la questione.

Cosa ha insegnato a me il ghosting? A lasciar andare. Non puoi decidere come andranno molte cose nella tua vita, puoi solo decidere quanto lasciarti influenzare, deprimere, arrabbiare o semplicemente accettarle. È snervante realizzare che abbiamo così poco potere. Oppure ne abbiamo tantissimo, dipende da che angolo guardiamo quello che ci succede.

Anche nell’essere lasciata, cercavo una validazione del fatto che meritassi di meglio, perché ero una persona speciale. Non ricevere nulla, venire completamente ignorata dopo aver creduto di essere così importante mi ha lasciato distrutta per moltissimo tempo. 

Le relazioni prevedono per forza l’interazione di più persone. Non abbiamo nessun potere se non quello su noi stessi, è destabilizzante dover farselo bastare.

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.