L’appartamento spagnolo: Capitolo primo

Camera molto luminosa. Completamente arredata. Un mese di caparra. Atocha. 430€

«Quindi non ha una finestra?»

«Ecco, veramente no, però guardi, se tiene aperta la porta, guardi quanta luce arriva dal corridoio!»

Nella voce nemmeno un pizzico di vergogna, per un attimo lo invidio. Doti teatrali notevoli. E invece no, Luis fa un lavoro normale lavora alle poste, non come Fausto, un altro proprietario di casa, che incontro qualche giorno dopo. Fausto è drammaturgo. Quando scopre che parlo inglese mi espone il suo progetto più recente: un’opera teatrale sulle mogli di Enrico VIII.

Camera allegra, arredata, wifi, netflix, appartamento amichevole. Delicias. 400€

«Il concept è che queste signore si ritrovino tutte ad un talk show e comincino a parlare di uomini, sai, avendo in comune un marito…you know un’opera femminista insomma, che vorrei rivendere in Inghilterra before the Brexit

Estasiata riguardo la cucina di quest’altro appartamento abbastanza hipster. Perché quando hai una cucina aperta, che dà contemporaneamente sull’unico bagno, sull’ingresso e che ha una finestra che si apre dentro una camera devi caratterizzarlo in qualche modo per affittarlo. Fausto ha dipinto le pareti con colori sgargianti e appeso quadri improbabili, anche in the toilet – come dice lui. Che è solo una maniera simpatica per dire “avevamo un bagno completo ma ci abbiamo costruito un muro in mezzo così se qualcuno deve pisciare mentre qualcun altro sta facendo la doccia non ci sono problemi.”

«E questa è la camera. Sarò sincero, c’è solo un problema – immagino si riferisca al “muro” di vetro che la separa dal salotto-stanza di transito – la porta non si chiude bene…»

In realtà la porta non si chiude proprio, è scorrevole, o almeno lo era, e arriva fino a metà via.

«Il lato positivo è che questa è l’unica camera con i doppi vetri, in inverno non avrai freddo.»

Perché, il riscaldamento…?

«Ah no, non abbiamo il riscaldamento perché è una casa antica, ma guarda lo spessore dei muri, sono fatti come quelli di una volta. Io non ho mai avuto freddo qui, le ragazze ogni tanto si lamentano, ma sai, dipende dagli inverni.»

Questa bellezza è al prezzo eccezionale di 400€ mensili, spese a parte. Ha anche un’altra camera, letto singolo, due metri di larghezza per tre di lunghezza. Ma ha una finestra. 380€, più spese, ovviamente. Che non saranno tante perché, nonostante gli inverni rigidissimi di Madrid, non c’è il riscaldamento. Un pensiero in meno.

Luis mi dice che la sua camera ha un prezzo speciale perché si rende conto che la mancanza di una finestra può essere un inconveniente. 430€ escluse le spese. 

Siamo nel centro di Madrid, a pochissimi minuti dal Prado, e queste cifre potrebbero sembrare anche normali per una capitale. Ma in Spagna lo stipendio minimo è 850€. Lo stipendio medio colloca la Spagna al tredicesimo posto in Europa, il che significa che riesce a fare meglio solo dei Paesi dell’Europa dell’Est, della Grecia e del Portogallo. Mentre è il terzo Paese in Europa per il costo degli affitti. Perdona? Qualcosa non torna.

«Ma non riesci a contrattare un po’?»

Come moltissime altre città europee Madrid ha raggiunto la saturazione del mercato immobiliare. La domanda di camere è nettamente superiore all’offerta, i prezzi sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi tre anni e ogni stagione è peggio. Sono sempre di più gli inquilini che non si vedono rinnovare il contratto perché il padrone di casa decide di ristrutturare l’appartamento per affittarlo ad un prezzo maggiore o, più spesso, per affittarlo su AirBnB. 

Il mio potere di contrattazione è pari a zero. L’offerta tiranneggia: cercasi ragazzo gay/ragazza che stia poco in casa/ragazzo o ragazza meglio se latini.

Come accaparrarsi una stanza, quindi?

Se è il padrone di casa a farla vedere, vince il dito più veloce. Questo vuol dire svegliarsi la mattina e passare a tappeto tutti i siti di ricerca casa scrutando gli annunci usciti nelle ultime 48 ore. 

«Puoi venire oggi alle 13:15, però ti avverto che la sto facendo vedere a più persone, se qualcuno prima di te la blocca ti fai un viaggio a vuoto perché non ti faccio nemmeno salire…»

Bene. Ma c’è anche di peggio. Se sono gli inquilini a scegliere il loro futuro compi de piso la gara è ancora più dura.

Stanza con letto matrimoniale, armadio e scrivania. Lavapies. 390€

Ho un appuntamento alle 17:20. Pedro accoglie me e altre 3 persone. Siamo lo slot 17:20-17:40. Ha poche ore e quaranta persone da esaminare. Il giro di routine delle camere, bagno, cucina, diviene una pura formalità. Non è importante che ti piaccia la casa, è importante che tu piaccia ai futuri coinquilini. Ci sediamo ad un tavolo molto in fretta e comincia un interrogatorio.

«Vi piace cucinare?» 

Si! Faccio delle lasagne spaziali. Poi ovviamente lavo i piatti e pulisco tutto come se fosse la cucina di un catalogo. Ah, sei intollerante al lattosio? Va bene, faccio la besciamella con le mia mani, userò il latte senza lattosio. Le faccio per te, per la tua ragazza, per la tua famiglia se torni al pueblo questo fine settimana, o il prossimo. Insomma, come al ristorante.

«Quanto tempo passate a casa?» 

Lavoro nel pomeriggio, torno la sera tardi, quindi tendenzialmente le mattine. Anche se mi piace tenermi occupata e fuori di casa nel mio tempo libero. Quasi non mi vedrai, dico. Se serve dormo fuori, basta dirlo.

«Ho un cane, vi piacciono gli animali?»

A-d-o-r-o gli animali, dico, mentre già cerco di fare breccia nel cuore di questo troppo grande Labrador, considerate le dimensioni dell’appartamento. Viva i peli che mi sta lasciando addosso. Qualsiasi cosa per convincerlo, siamo già coinquilini. Posso portarlo a fare un giro. Che bello cercare zone verdi nascoste nel centro di Madrid. Vieni qua perrita, impeluccami tutta. Sì, sì, sì, scegli me, ti prego.

Sarò anche piaciuta al cane, ma Pedro non mi richiamò mai.

Appartamento ristrutturato, stanza con letto una piazza e mezzo, giovane coppia. Embajadores. 450€

«Raccontaci un po’ di te.»

Stiamo chattando su Badi, una app che si può descrivere brevemente come “il Tinder delle case”. Fai un tuo profilo descrivendo la persona che sei, metti una foto e cerchi di matchare qualche appartamento. Se vi piacete vi potete parlare. 

Raccontare di me ad un colloquio di lavoro mi riesce ormai molto bene. Ma cosa si dice in una chat per una stanza? Soprattutto, questo scambio totalmente unilaterale è un po’ frustrante. E tu? E voi? Che coppia siete? Cosa fate nel tempo libero? Perché l’appartamento sembra stupendo e voi avete ancora fuori l’annuncio da un mese? Cosa nascondete? Fate sparire i corpi o siete semplicemente insopportabili? Della serie baci appassionati sul divano e sesso rumoroso la domenica mattina?

«Quando saresti pronta a trasferirti e quanto tempo vorresti rimanere?»

Sto cercando chiaramente per inizio mese. Dal primo di Settembre a boh. Dieci mesi sarebbe perfetto ma possiamo parlarne.

«Questo è impossibile. Noi partiamo per le vacanze il primo e torniamo il 10 Settembre, quindi sarebbe per entrare dall’11 in avanti. Chiaramente, se blocchi la stanza, ti impegni a pagare il mese completo. E vogliamo gente che resti almeno dodici mesi…»

Ho capito: insopportabili.

Amplia camera in appartamento condiviso. Spese incluse. Usera. 300€

«Ci sono 3 camere e, al momento, solo questa è libera.»

Almudena, una donna sulla quarantina con tre denti – proprio tre, è un po’ in imbarazzo a mostrarmela perché c’è un forte odore di fumo.

«Ma sai, l’ex-inquilino aveva lasciato un casino che non ti dico, sto cercando un po’ di pulire, però immaginatela vuota, senza questi sacchi di spazzatura. È molto grande!»

Sorriso a tre denti.

«Nelle altre due camere ci siamo io e mio marito, in una, e nell’altra uno studente. Vieni che ti faccio vedere il resto della casa. Ecco questo è l’unico bagno che abbiamo – senza finestra – e per di qua c’è la cucina, con la lavatrice, il forno, c’è tutto.»

Quindi saremo in quattro con un bagno. E il salotto?

«In salotto ci abita una famiglia di cubani, gente bravissima, non si fanno mai sentire! Ecco, sì, magari non facciamo molta vita in comune perché, sai, mancano gli spazi, pero è un appartamento molto piacevole!»

Quindi saremo in otto con un bagno. E nemmeno un tavolo per mangiare.

Sono in uno dei quartieri più periferici di Madrid: Usera. Oltre ad essere conosciuto come il barrio chino, si tiene la fama che si guadagnò ormai una ventina di anni fa. Un quartiere di degrado, di spaccio e di gitani. E, a questo punto, pure in sovraffollamento.

Dopo tre settimane dedicate completamente alla ricerca di una stanza ho visto 38 case. 

I primi giorni dialoghi con google maps seguendo ciecamente le sue indicazioni per arrivare alla prossima meta. La tua batteria si potrebbe spegnere fra la terza e la quarta visita, ma il livello di ansia è impercettibile. Sei allegra nello scoprire nuovi quartieri. L’Indiana Jones della città e delle fermate metropolitane sconosciute.

Dopo una settimana cominci a trovare strade alternative, arrivi al quartiere della casa da visitare e solo allora ti rifai alla mappa. Sei positiva, ti senti che sarà la settimana giusta.

Ma poi arriva la terza settimana. Hai perso alcune occasioni perché hai chiamato un’ora più tardi del dovuto o perché sei arrivata cinque minuti in ritardo all’appuntamento. Alzi il budget e vedi che la scelta non migliora. Abbassi la soglia di quello che reputi imprescindibile nella tua camera – datemi quattro mura che poi i mobili me li compro a rate, nonmiinteressa! Ansia, preoccupazione e tristezza sono serviti sempre per colazione e prima di andare a dormire. A volte, anche fra un appartamento e l’altro.

Alla fine della mia terza settimana mi aggiudicai una seconda posizione nella classifica “future coinquiline rapidamente giudicate mentre si aggirano per casa chiedendo a quanto ammontano le bollette mensili”. Seconda non era ancora sufficiente, non sarei mai entrata in questo appartamento bello, ma niente di che. La prima, però, ha un ritardo nel versamento della caparra. Vengo ricontatta per una corsa contro il tempo verso il lato opposto della città rispetto a dove mi trovo. Dovevo portare anche soldi e documenti, chiaramente. Chi l’avrebbe mai detto che avrei battuto qualcuno in velocità? Eppure sì, ho trovato una stanza. Per la classica, democratica – e oltremodo fondamentale nella vita – botta di culo.

Trasloco e vado in vacanza.

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