Bidawin, Gente di Casablanca: Omar

La prima volta che sento parlare di Derb Ghallef avevo appena rotto il cellulare ed ero a Casablanca da due settimane. Non sapevo dove andare.

«Vai a Derb Ghallef, si trova di tutto a Der Ghallef.»

Un mio amico mi mostrò il suo cellulare nuovo, mi disse quanto lo aveva pagato e mi spiegò all’incirca la zona di questo quartiere dove incontrare lo stesso rivenditore. 

«Se ti perdi, chiedi dei negozi di abbonamenti satellitari, lo trovi accanto.»

Se si prende il modernissimo tramway, di progettazione e realizzazione francese, si arriva alla fermata di Derb Ghallef in pochi minuti dalla centralissima Place des Nations Unies. Le rotaie del tram si fanno strada dal centro verso la spiaggia passando per il cuore economico delle città, costeggiano sedi centrali di banche e scintillanti uffici. 

In mezzo ad alti palazzi rivestiti di vetrate si passa per qualche centinaio di metri accanto a Derb Ghallef e il contrasto è evidente. Un agglomerato di baracche e costruzioni fatiscenti divise da vicoli in terra battuta, panni stesi al sole, pannelli ondulati usati da tettoie e porte. È la più importante delle ultime bidonville rimaste a Casablanca centre ville. Un’importanza data anche dal suo lato economico: è il mercato più grande della città. 

La baraccopoli è divisa in tre parti, quelle laterali sono a uso abitativo, mentre nella centrale proliferano rivenditori di ogni cosa. Lo stile di costruzione è il medesimo. Quando ci arrivo ha appena piovuto, alcuni pallet di legno vengono messi sopra i punti più critici nei passaggi da uno stand all’altro, per evitare che la gente si sporchi con il fango delle viuzze. I venditori più organizzati hanno costruito, negli anni, delle piccole canalette con i sassi, per non ritrovarsi la merce inondata a ogni acquazzone. Sono organizzatissimi. Come in un moderno store, anche in questo mercato si può trovare qualsiasi cosa: mobili, vestiti, elettronica, libri per la scuola, divani, materassi, lampade e lampadine. L’offerta è immensa e tutta Casablanca viene qua a comprare.

Nonostante le abitazioni fatiscenti ai lati del mercato abbiano più buchi che mattoni, ogni casa ha una parabola. Anche quelle costruzioni che scambieresti facilmente per modesti capanni per gli attrezzi.

«In Marocco è una questione culturale, non importa quanto sia povera una famiglia, troverai sempre una televisione. Bastano l’equivalente di 30€ per avere in casa tutti i canali satellitari, piratati. Dimenticandosi del canone mensile, ovviamente. Anche quello lo puoi trovare a Der Ghallef, se chiedi in giro ti indicheranno.»

Omar è il presidente di un’associazione per i diritti della gente che abita in queste slum. Lotta per ridurre l’abbandono scolastico dei bambini che crescono in questi contesti e conosce tutte le famiglie. Ultimamente la sua associazione si è anche posta come portavoce tra i quartieri come questo e il governo. Diverse volte la municipalità ha cercato di spostare la popolazione dalla bidonville. 

«Il piano è sempre simile – mi racconta, una volta identificata una bidonville in una posizione strategica, diciamo centrale, il governo costruisce nuovi alloggi in estrema periferia. Interi nuovi quartieri, poco collegati e integrati con il tessuto cittadino, dove si smobilitano le famiglie. Come per Lalla Meriem, un altro quartiere nella periferia, sorto da una baraccopoli distrutta qualche anno fa in una zona molto più centrale.»

Gli abitanti di Derb Ghallef non rifiutano questo piano, ma sorge spontaneo chiedersi:

«Posto che vogliamo migliorare le condizioni di vita di questi quartieri, perché non costruire queste case nella stessa area dove sorge la baraccopoli?» 

Tutte le costruzioni che la costeggiano sono modernissime, è il centro economico di Casablanca. È facile intuire il rifiuto delle autorità: questi terreni saranno più fruttuosi con altri acquirenti.

«Stiamo facendo resistenza, ma è anacronistico ascoltare le storie di come queste famiglie si sono ritrovate imbottigliate nella povertà quando attorno si costruivano grattacieli. Non si può dimenticare metà della popolazione solo perché non può pagare mazzette! In questa bidonville ci sono famiglie con documenti che attestano che la loro casa, se così la vogliamo chiamare, è stata un dono del protettorato francese. Spesso un risarcimento per l’uccisione di un parente.» 

Ogni tanto si presenta qualche ruspa a lato del mercato centrale, ma non è ancora cominciato lo sgombero. Ci sono altri progetti: i lavori per la seconda linea di tramway della città sono appena iniziati e sorgono vicinissimi.

 

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